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| Il Fiore di Bodhidharma » Riflettendo » Il Gioiello della Tradizione | ||
| Inviato il 24/01/2010 19.52.36 | ||
| Riflettiamo su quanto riportano tre fonti: La prima è Walpola Rahula (L’Insegnamento del Buddha – Ed. Paramita) Il Buddha, parlando del Nirvana dice: “Bikkhu, esiste il non nato, il non divenuto, l'incondizionato, il non composto. Se non ci fosse il non nato, il non divenuto, l'incondizionato, il non composto, non ci sarebbe una via di fuga dal nato, da ciò che diviene, da ciò che è condizionato e da ciò che è composto.. Poiché c'è il non nato, il non divenuto, l'incondizionato, il non composto, c'è (una possibilità) di emancipazione per il nato, il divenuto, il condizionato e il composto.” La seconda fonte è il Maestro Thich Nhat Hanh. Tratto da un suo discorso di Dharma del 30 settembre 2004. Il Buddha ha detto: “C’è qualcosa che non ha inizio e non ha fine, che non appartiene a questa o a quella parte. è qualcosa di cui non si può parlare, qualcosa che non può essere descritto. Se non esistesse, non ci sarebbe luogo in cui le cose con cui entriamo in contatto ogni giorno possano tornare”. Sta parlando, quindi, di un dharma incondizionato. Ogni cosa è condizionata, come un fiore, che è fatto di elementi non-fiore. Un fiore ha un inizio e una fine, un fiore non è un frutto. Un sasso, una casa, una persona sono fenomeni, dharma. Ma il Buddha parlava di una cosa non composta. Sembra che il Buddha parlasse di qualcosa di non composto, dell’esistenza di qualcosa di non condizionato. La terza è una poesia del Maestro Seung Sahn Sunim La Via Umana Venire a mani vuote, andare via a mani vuote – questo è umano. Quando nasci, da dove vieni? Quando muori, dove vai? La vita è come una nuvola leggera che appare. La morte è come una nuvola leggera che scompare. La nuvola come un sé separato in origine non esiste. Vita e morte, venire e andare, sono pure così. Ma c'è una cosa che rimane sempre splendente. È pura e luminosa, non toccata da vita e morte. Dunque, cos'è questa cosa pura e luminosa? _/|\_ |
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| Inviato il 26/01/2010 18.04.08 | ||
| Mi sembra che qui ci sia un confine, un "guardiano della soglia" come si dice un po' esotericamente. Qui giunti, al limite della manifestazione, si intravede... cosa? Certamente non se ne parla molto. Forse perché la mente indietreggia impotente. Conoscete scritti di maestri buddhisti contemporanei che affrontino con chiarezza il Dharma non condizionato (e quindi non impermanente - bestemmia buddhista..) :-) ? Annie |
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| Inviato il 26/01/2010 21.29.50 | ||
| La consapevolezza? :-) | ||
| Inviato il 26/01/2010 22.50.21 | ||
| Ti sono molto grata Taebi, fenomeni e cessazione - quel che appare e scompare, gli elementi che sono e non sono al contempo. Un filo invisibile che sostiene in un tempo senza tempo: qui ed ora dove tutto è. Oltre le apparenze tutto è interconnesso e continuo nella non continuità. Un sorriso Daniela |
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| Inviato il 28/01/2010 21.53.53 | ||
| Oltre le apparenze tutto è interconnesso <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Però mi sembra che l'interconnessione presupponga ancora una unità nella molteplicità. O un'unità del molteplice. E, naturalmente, l'impermanenza. Mentre il Buddha accenna ad un incondizionato, non composto. _/|\_ |
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| Inviato il 28/01/2010 22.02.47 | ||
La consapevolezza è sempre consapevolezza di qualcosa. Anche se riuscissimo ad intuire che soggetto oggetto sono compresi nella stessa consapevolezza, anche qui c'è un'unità nel molteplice, una relazione e un rapporto causa - effetto proprio della manifestazione. Mi sembra che il Buddha accenni ad un non-nato, un non-divenuto. Un assoluto non descrivibile. _/|\_ |
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| Inviato il 29/01/2010 0.37.47 | ||
Impermanente senza condizioni, senza apparenza o cause dove ogni attimo che nasce, decade, dove tutto quel che sorge ha già in sè la fine. Nel vuoto è quel che è senza forma, tempo e complessità. Un semplice essere e non porsi domande. Un sorriso Daniela |
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| Inviato il 29/01/2010 9.55.04 | ||
| Nel vuoto è quel che è senza forma, tempo e complessità. Un semplice essere e non porsi domande. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Il rischio, così, è equivocare e cadere nel nichilismo... No forma, no tempo e no domande... Annie |
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| Inviato il 29/01/2010 19.01.27 | ||
| Il rischio c'è in tutte le cose. E in tutte le cose c'è un modo per diminuire il rischio. In questo caso, probabilmente, la ricetta proposta dall'amico 777 - cioè la consapevolezza - è tra le migliori.. _/|\_ Taebi |
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| Inviato il 29/01/2010 20.22.24 | ||
Hai ragione Annie, si parte da quelle domande, da quella paura che a volte opprime per non avere tutte le risposte, si procede cogliendo come si possano perdere molte cose o persone e questo accende la sofferenza. Ma colte le cause, comprendendo ( in consapevolezza) che si possa trasformare la sofferenza aprendosi alla compassione, vivendo in profondità l'attimo presente... Non si potrebbe vivere il vuoto come nichilismo ma come essenza che ci inebria e ci fa aprire le braccia all'accoglienza della realtà come essa è. Sono consapevole del grande limite che le parole, il dovere esprimere il sentire con un mezzo del genere possa essere fonte di equivoco, in realtà il silenzio ( in ascolto) sarebbe più eloquente. Un sorriso Daniela |
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