Il Fiore di Bodhidharma » Riflettendo » tradizioni e cambiamenti
musang
Inviato il 27/12/2009 19.02.34
  Spesso leggo che cambiare religione non è una cosa semplice e a volte neanche consigliabile. Lo stesso Dalai Lama in un suo libro considerava il fatto con estrema cautela. In queste feste mi sono trovato a riflettere: per quanto mi riguarda non è questione di ciò in cui si crede o credeva ma di quanto si ha veramente fiducia nei possibili cambiamenti che nella nostra vita ci vedono artefici in prima persona. Questo riguarda tutti credo....

Taebi
Inviato il 27/12/2009 20.03.31
  Caro Musang,

penso proprio che sia vero: cambiare religione non è consigliabile... anzi...
Se rifiutiamo le nostre radici perché non ne siamo soddisfatti, se cerchiamo una soddisfazione personale, un appagamento psicologico nell'appartenere ad una setta religiosa diversa, ebbene stiamo sbagliando tutto!

Le stesse frustrazioni ci seguiranno sia che "diventiamo" buddhisti, induisti, protestanti, islamici ecc. ecc.

Ho conosciuto molti cattolici che per molte ragioni hanno voluto cercare il buddhismo o altre religioni. Vi cercavano ciò avevano cercato nel cristianesimo: una ragione di vita.
Ma il problema che fuggivano era che, trovare quella ragione, implicava la rinuncia ad un ego.

Se cerchi l'illuminazione, la perdi, dicono i praticanti zen. Sia il Dalai Lama che Thich Nhat Hanh sconsigliano di rinnegare le proprie radici culturali e religiose. Invitano, semmai, ad integrarle, a riscoprirle, ad aprirle al di là delle chiusure imposte da una cultura insensibile alla consapevolezza della realtà così com'è.

Thay ci invita, non a recidere le radici che già abbiamo, ma piuttosto ad aggiungerne di nuove per approfondirle, se lo desideriamo. Se diventare buddhisti per alcuni significa aderire ad un rituale nuovo e diverso, magari affascinante, allora è meglio consigliare loro di approfondire i rituali che già conoscono, per renderli nuovamente vivi. Se cercano la pace, meglio spiegare che la pace non dipende dalle etichette religiose, ma dalla pratica della consapevolezza. E' quando manca la consapevolezza del qui ed ora, che qualunque religione diventa insoddisfacente. Ma il problema è nella mente, non nella forma religiosa.


Un abbraccio,
Taebi

Poetyca
Inviato il 29/12/2009 16.41.29
  Sono del tutto in sintonia con quanto condiviso da Taebi.
Uno degli errori fondamentali di alcune persone è l'identificazione ed il senso di appartenenza esteriore ad un gruppo, ma in sostanza non riescono a entrare in profondità per fare di una pratica religiosa o di una ricerca interiore qualcosa che implica conoscenza di sè, attenzione a fare sforzi ( a volte sacrifici) per abbracciare l'unico messaggio comune a tutte le religioni e spiritualità che è l'amore incondizionato.
Il senso del proprio ego - a volte con sentimenti di incomprensione che fa sentire vilipesi più che accolti, dove non si fanno sforzi per accogliere gli altri segna un passaggio o una necessità al cambiamento, sperando che in una nuova " casa" tutto sia diverso, ma se la persona non cambia in modo radicale vedrà il riflesso dei propri atteggiamenti mentali negli altri ovunque.

Si dice che chi ha dei problemi e tenti di fuggire, magari viaggiando per il mondo, in buona sostanza se li porti appresso.

Dunque chi apre il cuore e lascia andare rancori, paure ed aspettative per iniziare ad approfondire le proprie radici, non ha davvero la necessità di fuga ma impara ad apprezzare quanto sia già in sè per farne dono.

Un sorriso
Daniela



 




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