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| Il Fiore di Bodhidharma » Riflettendo » Ricordi | ||
| Inviato il 16/08/2009 14.58.57 | ||
| Riflettendo... La Riflessione Affrontare la vita nella sua impermanenza, è come salire su una nave che sta per salpare in mare aperto per affondare. Shunryu Suzuki Roshi ................................................. Non è possibile fermare quello che per sua natura è soggetto a seguire un preciso progetto, noi non possiamo mutare quel che vorremmo: per aspettativa, per ignoranza o per illusione, accettare la realtà per quella che essa è significa comprendere e assecondare la verità. L'attaccamento svanisce e con esso l'aspettativa, semi di rabbia e di mancata presa di responsabilità del proprio atteggiamento mentale. Poetyca ................................................. L'insegnamento Ricordi Quanta sostanza hanno i ricordi che abbiamo nel presente? Così, quando esaminiamo il nostro ricordo, osserviamo soltanto il fatto che i ricordi vanno e vengono e quando se ne sono andati, ciò che rimane è la coscienza. La coscienza è ora. Questo è il sentiero, qui e ora, nel modo in cui è. Usate quello che sta avvenendo ora come sentiero, piuttosto che continuare con l’idea che voi siete qualcuno che viene dal passato e che ha bisogno di praticare per liberarsi da tutte le contaminazioni per raggiungere l’illuminazione in futuro. Questo è solo un io creato da voi e nel quale voi credete. Ajahn Sumedho Se e quando vogliamo iniziare un percorso di consapevolezza per migliore il nostro atteggiamento e per renderci attivi nella riuscita del nostro percorrere il sentiero, sopratutto dovremmo evitare di restare attaccati al passato, a quanto sia stato fonte di blocco e di attaccamento. Osservare la realtà presente è rendersi conto dell'apparire e dello svanire di ogni cosa che la mente proietta, con essa anche quello che ha fonte nel passato: tutto è adesso. Saper accogliere l'attenzione del presente, con equidistanza è comprendere che quello che penso e che faccio adesso è quel seme che offre sostanza al mio percorso, attimo per attimo, senza restare impigliati in construzioni mentali antiche ed inutili. Poetyca 16.08.2009 Poetyca testi tratti da : http://www.bodhidharma.it |
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| Inviato il 18/08/2009 16.31.53 | ||
| Non è possibile fermare quello che per sua natura è soggetto a seguire un preciso progetto, noi non possiamo mutare quel che vorremmo: per aspettativa, per ignoranza o per illusione, accettare la realtà per quella che essa è significa comprendere e assecondare la verità. <<<<<<<<< Aiuto! Cos'è il progetto che si segue o che qualcosa segue per propria natura? E' un progetto pre-destinato?? Io sento che le cose hanno solo tendenze, varie probabilità di sviluppare certe forme.. non veri e propri progetti ben definiti... però potrei sbagliarmi di grosso.. Che pensi tu, Poetyca, in parole semplici per aiutarmi a capire meglio? Lupo |
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| Inviato il 20/08/2009 0.03.14 | ||
La natura segue un suo progetto, che spesso ignoriamo, esso segue la nascita ( l'apparire), lo sviluppo ( la momentanea permanenza e l'invecchiamento) e la morte ( lo svanire), eppure spesso facciamo progetti a lungo termine, restiamo attaccati a cose passate facendo paragoni o rimpiangendo quel che è stato. La progettualità della natura è nel suo progresso che conduce poi alla morte. Noi non possiamo deviare il corso degli eventi, a volte non facciamo altro che seguire misteriose voci, istinti che ci guidano: come i salmoni che devono risalire i fiumi o come le tartarughe che non possono fare a meno di cercare il mare. Questo è parte di un progetto che nulla è in grado di deviare. Ecco che guardare nel profondo, saper riconoscere quanto sia nel disegno inciso del percorso umano, guardare alla sofferenza e alle sue cause per esempio, è assecondare l'armonia e non essere oppositori della legge del Dharma. Un sorriso Daniela |
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| Inviato il 20/08/2009 11.11.15 | ||
| La natura segue un suo progetto <<<<<<<<<<<<<<<<<<< No, penso di no. Segue delle leggi, nessun progetto. Mi spiace. Lupo |
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| Inviato il 21/08/2009 11.18.17 | ||
| Tuttavia possiamo vedere che le legi della natura, hanno portato ad una graduale complessità di tutto l'universo. Questa complessità potrebbe essere presente già nelle stesse leggi? Non parlerei di un progetto nel senso di uno scopo pre-ordinato. Ma parlerei forse di una dinamicità evolutiva a partire dalle stesse leggi, che ne sarebbero i semi. In altre parole: la natura ha come progetto la sua stessa manifestazione. E questa manifestazione, a partire dalle sue leggi, sviluppa gradatamente una complessa armonia. Taebi |
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| Inviato il 22/08/2009 16.34.06 | ||
Grazie Taebi, le leggi difatti hanno la prerogativa di mantenere un ordine preciso, che accadrebbe se improvvisamente cambiassero le leggi di gravità? per progetto ( vivente e non teorico) si intende il mantenimento costante di quanto sia stato " configurato". Se prendiamo un computer ad esempio, dove è stato già " progettato" che il suo uso sarà per la grafica piuttosto che per creare musica, chiaramente possiamo trovare al suo interno molti programmi e tool di grafica. La vita umana ed animale, per essere mantenuta ha progetti e risorse, se questi vengono a mancare non si carebbe più vita. Ogni cosa deve seguire un giusto equilibrio e questo va mantenuto e rispettato, come accade per la legge del Dharma, infranta la quale si avrebbero le conseguenze nefaste e le loro rispercussioni, chiaramente la responsabilità ricade su chi non sa rispettare la vita. Se avvenissero pestilenze, carestie e sterilità di massa ( dunque un mutamento sul progetto iniziale) l'equilibrio verrebbe meno e la terra non sarebbe più quello che conosciamo, se nel progetto di vita non ci fosse stata l'acqua e l'ossigeno non saremmo qui. Un sorriso Daniela |
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| Inviato il 22/08/2009 19.42.07 | ||
| che accadrebbe se improvvisamente cambiassero le leggi di gravità? <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< E' già accaduto, naturalmente. Dal big bang in poi, le leggi sono cambiate un bel po'... Non c'è da preoccuparsi, succederà ancora. Tutto è impermanente, anche le leggi naturali. Ma tutto avviene sempre secondo natura. Anche le variazioni all'interno della natura stessa. La manifestazione non può non essere... Tuttavia non ha uno scopo progettuale, oltre alla sua esistenza. Questa può volgere verso la complessità, come suggerisce Taebi, oppure verso la semplicità. Per quanto ne sappiamo a partire da adesso... Lupo |
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| Inviato il 24/08/2009 1.08.11 | ||
| Attribuire alla natura una specifica progettualità significa considerarla dotata di una sua mente razionale che elabora e decide. Nulla vieta che questo possa anche essere, tuttavia mi sembra un concetto identificabile con il dio della concezione occidentale classica: per cui la natura rivestirebbe un valore assoluto, sovrapponibile all' idea di dio. D'altra parte, noi non siamo degli ospiti nella natura, bensì parte della natura stessa, che con i nostri occhi osserva se stessa e si modifica, in piccola parte (o in grande parte, dipende dall' oggetto dell' osservazione)anche tramite il nostro intervento. Se c'è un progetto, ne facciamo parte se c'è una tendenza, siamo anche noi che l'influenziamo. Pur nella nostra piccolezza. Le leggi della natura, così come noi le conosciamo, sono quelle cui siamo sottoposti: altre e diverse ve ne possono essere, in luoghi di questo universo o in altri universi, sulle quali la speculazione fisica attuale si interroga. Ma, come ben noti esperimenti scientifici hanno dimostrato, è l'atto stesso dell'osservare che determina l'evento, quindi la nostra mente concorre a creare la realtà, non solo in senso storico, ma come atto creativo fondamentale. Che dire? in fondo è un gran guazzabuglio. Per fortuna, i fiori sbocciano nel sole e le nuvole corrono nel vento... |
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| Inviato il 25/08/2009 17.57.28 | ||
Ti sono molto grata per il tuo arricchimento, proprio per quel principio di inderterminazione, dove la natura subisce un cambiamento, sia attraverso l'osservazione ( non è dunque possibile essere scostati dalla natura perchè ne siamo parte),che con azioni non sempre rispettose verso la natura stessa. Il progetto o il fine della natura è la vita, la conservazione di un equilibrio che possa condurre alla vita e la presenza di alcune " forze" anche a livello sottile che la possano proteggere. Come dice Lupo le leggi fisiche cambiano, nel frattempo la natura si adatta, sa riprendere il fine legato alla vita stessa, quella forza che fa rinascere la vegetazione dopo un grande incendio in un bosco. Ma se la nostra influenza è legata al non rispetto, ad eliminare ogni " causa di vita" per favorire l'annientamento e la distruzione, noi diveniamo oppositori al progetto di vita.Accelleriamo quella legge di entropia che ci porta a perire con quanto non siamo capaci di rispettare. Non serve una visione deista per comprendere che in noi è presente un forte spirito di autoconservazione ma questo, per rispetto della vita, non deve essere a scapito di altri esseri. Non è l'aggressività e la distruttività a condurre verso la vita. L'equilibrio presente è già di per se compromesso, portare il nostro meglio, senza essere fatalisti circa l'impermanenza ( e dunque non fare nulla per impegnarsi) è quello che possiamo per determinare quel contributo verso il meglio possibile. Un sorriso Daniela |
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| Inviato il 25/08/2009 18.50.19 | ||
| Ma, come ben noti esperimenti scientifici hanno dimostrato, è l'atto stesso dell'osservare che determina l'evento, Non è proprio così... l'osservatore si trova semplicemente nell'impossibilità di misurare tutti gli aspetti dell'evento, tipo velocità e posizione riferiti al moto di una particella, e deve scegliere cosa conoscere. Qualcosa gli sfuggirà sempre: l'evento resterà, in parte, indeterminato o conoscibile solo con l'elaborazione di dati statistici (distribuzione di probabilità). Walter |
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