Il Fiore di Bodhidharma » Riflettendo » Addestrare la mente
Poetyca
Inviato il 18/10/2008 13.50.09
  Riflettendo...


La Riflessione

Il fiume dello Zen è silenzioso e tranquillo,
perfino fra le onde

L’acqua della stabilità è chiara,
perfino fra le onde.

Maestro Xuedou




Quando la mente non si agita
afferrando questo o quello,
quando si placa ogni timore
si manifesta il soffio tranquillo
che tutto abbraccia in silenzio
nell'imperturbabile stabilità dello Zen.

Poetyca


-

L'insegnamento


Addestrare la mente


“Addestrare” la mente,
non significa in alcun modo soggiogarla con la forza
o sottoporla a “lavaggio del cervello”.

Addestrare la mente, significa innanzitutto
capire direttamente e concretamente come la mente funziona,
una comprensione che deriva dall’insegnamento spirituale
e dall’esperienza personale della meditazione.

Quindi usiamo quella comprensione per addomesticare la mente
e lavorare con essa in modo abile, rendendola più flessibile,
così che diventiamo maestri della nostra mente e la possiamo utilizzare
al suo meglio e per fini di massimo beneficio.



Sogyal Rinpoche



Addestrare la mente è:
osservare ed accogliere,
aprirsi ai meccanismi della pratica.
Predisporsi verso l'armonia dei passi
- dove tutto si consegue - per essere aperti
verso ogni mutevolezza degli eventi,
poichè nulla è permanente.
possiamo allora spezzare l'attaccamento al risultato
e la nostra rigidità verso noi stessi e gli altri.

Poetyca



28.07.2007 Poetyca

Testi tratti da: http://www.bodhidharma.it


Taebi
Inviato il 22/12/2009 13.12.48
 
CITAZIONE (Poetyca del 18/10/2008 13.50.09):

Addestrare la mente è:
osservare ed accogliere,
aprirsi ai meccanismi della pratica.
Predisporsi verso l'armonia dei passi
- dove tutto si consegue - per essere aperti
verso ogni mutevolezza degli eventi,
poichè nulla è permanente.
possiamo allora spezzare l'attaccamento al risultato
e la nostra rigidità verso noi stessi e gli altri.

Poetyca






Aprendosi all'armonia, alla pratica di consapevolezza
ogni oggetto di attaccamento risulta vuoto e impermanente.

Chi si attaccherebbe a un fantasma?

_/|\_
Un fiore di loto per te!

Poetyca
Inviato il 22/12/2009 17.28.34
  Grazie Tebi,
eppure li costruiamo i fantssmi/ paravento,
capaci di placare la paura, il terrore a volte
che le cose possano cambiare:

Quando abbiamo un momento di serenità - si ma paura di perderlo.
Quando abbiamo un momento di perdita o timore - crediamo sia per sempre.

Come placare tutto questo?

Creando questi fantasmi che ci illudono?
Cercando a volte in forma incontrollata e cieca quanto possa procurare piacere e sfuggendo a tutto quel che sia motivo di sofferenza per il nostro ego.

Si vorrebbe una continua felicità - ma è una cosa realistica?
Si vorrebbe fuggire o annullare ogni fonde di sofferenza - chi ne sarebbe davvero capace?

Allora è importante cercare una visione che ci consenta di stracciare le illusioni, che elimini questo attaccamento e questa aspettativa.
Siamo noi stessi la fonte dell'autoinganno e della sofferenza.

Non sono le teorie, il seguire alla lettere alcune indicazioni a renderci capaci di retta attenzione ma è il nostro cercare in noi stessi le cause delle sofferenza: in atteggiamenti ed aspettative, in proiezioni verso gli altri con attaccamento e pregiudizio.

Il percorso inizia dal primo passo e questo è dentro di noi, nel nostro comprendere che non c'è nulla di sbagliato negli altri ma che siamo noi che possiamo iniziare a renderli migliori facendo un lavoro interiore in noi stessi.

Grazie di cuore per il tuo fiore di loto.

Un aorriso
Daniela



 




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